Siamo particolarmente orgogliosi di condividere un importante contributo scientifico, recentemente pubblicato sul Journal of Cannabis Research, che rappresenta un passo significativo nella ricerca clinica sulla cannabis medica e sul suo possibile ruolo nella gestione del dolore oncologico refrattario.
La pubblicazione di questo studio su una rivista scientifica internazionale peer-reviewed conferma quanto sia fondamentale continuare a produrre evidenze cliniche di qualità, soprattutto in ambiti terapeutici in cui i bisogni dei pazienti restano spesso insoddisfatti.
Lo studio esplora il potenziale utilizzo della cannabis medica in monoterapia nel trattamento del dolore correlato al Sarcoma di Ewing, una patologia rara e altamente aggressiva che colpisce prevalentemente bambini, adolescenti e giovani adulti, spesso associata a dolore severo, interventi chirurgici complessi e a importanti complicanze a lungo termine che incidono profondamente sulla qualità della vita.
Uno studio italiano, nato dall’ascolto dei pazienti
Tra gli autori figurano il dott. Felice Spaccavento, medico e membro del Comitato Scientifico della nostra Associazione, e il dott. Fabio Turco, caro amico, e docente della nostra Associazione, da sempre impegnato nella formazione, nella divulgazione scientifica e nello studio dei cannabinoidi in ambito medico.
Si tratta di uno studio interamente italiano, elemento di grande valore in un contesto in cui la ricerca indipendente sulla cannabis medica è ancora limitata e spesso frammentata.
Questo lavoro nasce da una reale esperienza clinica e, soprattutto, dal bisogno concreto di offrire risposte a situazioni di sofferenza estrema, in cui le terapie convenzionali non riescono più a garantire un adeguato controllo del dolore.
Il caso clinico descritto riguarda infatti un nostro associato, la cui storia è stata portata all’attenzione del dott. Spaccavento dalla Presidente Isabella Rosa Palazzo, che si è fatta portavoce di un autentico grido d’aiuto.
Un appello che non è rimasto inascoltato, ma che è stato accolto con competenza, sensibilità e rigore scientifico, dando origine a un case report di grande rilevanza clinica.
Questo passaggio è per noi centrale: dimostra come l’ascolto attivo dei pazienti, quando incontra professionisti preparati e disponibili, possa trasformarsi in conoscenza scientifica utile a tutta la comunità.
Cannabis medica in monoterapia: i risultati del case report
Il paziente descritto nello studio è un giovane adulto, sopravvissuto a un Sarcoma di Ewing della tibia, con una storia clinica estremamente complessa. Il quadro era caratterizzato da:
- dolore cronico severo (VAS 9–10)
- infezioni ossee ricorrenti
- utilizzo prolungato di oppioidi ad alte dosi, con effetti collaterali significativi
- grave compromissione della qualità di vita, dell’autonomia e della quotidianità
Nonostante terapie analgesiche aggressive e ripetuti interventi, il dolore rimaneva scarsamente controllato. Dopo il fallimento delle terapie convenzionali e il rifiuto dell’amputazione dell’arto, è stata avviata una terapia controllata con cannabis medica in monoterapia (Bedrocan®, ad alto contenuto di THC), sotto stretta supervisione specialistica.
I principali risultati osservati
L’introduzione della cannabis medica ha portato a risultati clinici rilevanti e duraturi:
- riduzione stabile del dolore fino a VAS 2–3
- sospensione completa degli oppioidi entro quattro settimane
- recupero dell’autonomia funzionale e delle attività quotidiane
- riduzione significativa degli indici infiammatori
- risoluzione di una fistola infetta cronica
- assenza di effetti collaterali clinicamente rilevanti
Il miglioramento non è stato transitorio, ma si è mantenuto nel tempo, con un follow-up superiore a nove mesi, elemento particolarmente significativo in un quadro clinico così complesso e refrattario.
Un segnale importante per la ricerca e per i diritti dei pazienti
Pur trattandosi di un singolo caso clinico, lo studio solleva interrogativi di grande rilevanza sul ruolo della cannabis medica nella pratica clinica:
- come possibile alternativa o strumento di riduzione dell’uso di oppioidi
- come supporto nella gestione del dolore oncologico complesso e multifattoriale
- per i suoi potenziali effetti antinfiammatori e immunomodulanti, ancora oggetto di studio
Gli autori sottolineano correttamente che non è possibile stabilire un rapporto causale definitivo, ma la forte correlazione temporale tra l’introduzione della cannabis medica e il miglioramento clinico rende questo caso di grande interesse scientifico e meritevole di ulteriori studi controllati.
Associazioni, medici e pazienti: una collaborazione che genera valore
Questo studio rappresenta un esempio concreto di come l’ascolto dei pazienti, unito alla collaborazione tra associazioni, professionisti sanitari e ricercatori, possa tradursi in:
- ricerca clinica di qualità, basata su casi reali
- produzione scientifica indipendente
- reale tutela della persona e dei suoi diritti terapeutici
È anche la dimostrazione di quanto sia fondamentale il ruolo delle associazioni dei pazienti nel far emergere bisogni reali, spesso ignorati, e nel favorire percorsi di cura più umani, personalizzati e fondati sull’evidenza scientifica.
Fonte scientifica e articolo completo
De Virgilio Suglia C. et al.
“Ewing Sarcoma-Related Pain: Potential Role of Medical Cannabis Monotherapy in Symptom Management – A Case Report”
Journal of Cannabis Research, 2026
Leggi l’articolo scientifico completo (Open Access):
https://link.springer.com/article/10.1186/s42238-026-00388-x

