Negli ultimi giorni sono state sollevate contestazioni in merito alle informazioni che abbiamo diffuso, a seguito di un confronto diretto con l’azienda Bedrocan, riguardanti la possibile interruzione delle forniture di cannabis medica provenienti dai Paesi Bassi.
Riteniamo doveroso fornire un chiarimento puntuale, basato su comunicazioni ufficiali e su interlocuzioni dirette con le parti coinvolte, nel pieno rispetto dei pazienti che quotidianamente dipendono da queste terapie per la propria stabilità clinica.
Il contesto nei Paesi Bassi
Come comunicatoci dall’azienda produttrice Bedrocan, il Governo olandese interromperà l’export verso l’Italia a partire dal 2027, auspicando che il mercato privato possa successivamente subentrare.
Si tratta di una decisione che incide su oltre dieci anni di fornitura continuativa di specifiche varietà di cannabis terapeutica utilizzate in Italia: prodotti con caratteristiche farmacologiche precise, impiegati in protocolli terapeutici consolidati e spesso non facilmente sostituibili.
È inoltre confermato che:
- Il contratto tra Bedrocan e l’Office of Medicinal Cannabis (OMC) terminerà alla fine del 2025.
- Per il 2026 è già previsto un limite alle esportazioni.
- Fino all’entrata in vigore di una nuova normativa nei Paesi Bassi (prevista per il 2027, con possibili slittamenti), non sarà consentita la coltivazione destinata direttamente alle farmacie.
- Esiste, pertanto, un rischio concreto di interruzione delle forniture prima che il nuovo assetto normativo sia pienamente operativo.
Parallelamente, è in fase di costruzione una possibile linea alternativa di distribuzione dalla Danimarca verso l’Italia. Tuttavia, tale soluzione richiede la preventiva registrazione dei prodotti e, allo stato attuale, riguarderebbe solo alcune specifiche varietà.
Il Ministero della Salute italiano e l’Ufficio Centrale Stupefacenti sono al corrente della situazione
È fondamentale chiarire un punto: il Ministero della Salute italiano e l’Ufficio Centrale Stupefacenti (UCS) sono pienamente al corrente della situazione.
La nostra Presidente, Isabella Rosa Palazzo, è in stretto contatto con l’azienda Bedrocan.
Inoltre, la Presidente dell’Associazione Pazienti Cannabis APS, Santa Sarta, ha avuto modo di confrontarsi direttamente con l’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute, che ha confermato l’esistenza di una situazione di emergenza legata alla possibile discontinuità delle forniture.
Non si tratta quindi di informazioni infondate né di allarmismi, ma di una criticità reale, già portata all’attenzione delle istituzioni competenti.
Continuità terapeutica e dovere di tutela
La questione centrale non è politica, ma sanitaria: la continuità terapeutica.
I pazienti in trattamento con cannabis medica non possono essere esposti a interruzioni improvvise, a sostituzioni non equivalenti o a incertezze normative. Quando per oltre un decennio vengono introdotti e garantiti determinati prodotti terapeutici, si genera un legittimo affidamento da parte dei pazienti che su quelle specifiche formulazioni hanno costruito il proprio equilibrio clinico.
L’assenza di un piano di transizione strutturato rischia di determinare:
- interruzioni delle cure;
- peggioramento delle condizioni cliniche;
- ricorso a terapie meno efficaci o più invasive;
- aggravio economico per le famiglie e per il sistema sanitario.
La salute non può essere subordinata a ritardi normativi o a mancate pianificazioni.
La posizione dell’Associazione e l’appello alle Istituzioni
Come Associazione continueremo a:
- mantenere un dialogo diretto con le aziende e con le istituzioni;
- monitorare costantemente l’evoluzione normativa;
- informare i pazienti in modo trasparente e responsabile;
- sollecitare soluzioni concrete per garantire la continuità terapeutica.
Rivolgiamo un appello formale al Ministero della Salute italiano, all’Ufficio Centrale Stupefacenti e ai decisori politici affinché venga riattivato con urgenza il tavolo tecnico istituzionale volto a garantire la continuità terapeutica dei pazienti in trattamento con cannabis medica.
È necessario:
- definire un piano di transizione chiaro e tempestivo;
- assicurare l’approvvigionamento delle varietà attualmente utilizzate;
- prevenire interruzioni che potrebbero compromettere stabilità clinica e qualità della vita di migliaia di persone.
Non si tratta di una questione commerciale.
Si tratta di tutela sanitaria.
Non si tratta di una polemica.
Si tratta di responsabilità pubblica.
I pazienti non possono essere lasciati in una zona grigia normativa, né diventare vittime di ritardi legislativi o di vuoti di pianificazione.
La continuità terapeutica non è un privilegio.
È un diritto.
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